Libro: ASPETTI ORGANIZZATIVI

Sito: CLassi Ibride Per la Scuola in Ospedale LABORATORI FORMATIVI
Corso: FARE SCUOLA IN OSPEDALE
Libro: Libro: ASPETTI ORGANIZZATIVI
Stampato da: Utente ospite
Data: lunedì, 6 aprile 2026, 10:16

Descrizione

 

Il contesto ospedaliero richiede al docente un’elevata dose di flessibilità relativa all’organizzazione didattica sia per quanto riguarda la gestione degli spazi che la dimensione temporale. Il docente deve essere in grado di costruire uno spazio-scuola entro cui tutti gli attori coinvolti ne riconoscano gli elementi salienti.


1. Gli ambienti nella scuola in ospedale

In ospedale non sempre esiste la “classe” come luogo fisico di ritrovo /ambiente dedicato alla didattica. Non esiste neppure la “classe” come insieme stabile di persone: tutti i giorni ci sono nuovi ingressi e dimissioni e il gruppo degli studenti seguiti è eterogeneo per età, provenienza, patologia. Spesso l’unico spazio realmente disponibile si limita alla stanza, al letto o ad un'aula dedicata alla scuola, magari da condividere con le associazioni di volontariato che operano in corsia. 

In qualunque situazione e ovunque ci si trovi è tuttavia importante “….creare uno spazio pedagogico, cioè una situazione spazio-temporale in cui l’operatore si relaziona con il bambino, comunica con lui e interagisce".

L’insegnante dovrà quindi industriarsi per rendere lo spazio scuola un ambiente gradevole, funzionale e motivante, in grado di offrire puntuali e programmate sollecitazioni che stimolino nell'allievo il desiderio di andare avanti nel suo cammino scolastico, di provare il piacere e la gioia di imparare anche in una situazione più o meno complessa e dolorosa.

Sebbene differente per “fisionomia”  è, inoltre, importante che gli studenti ed i genitori percepiscano che la scuola in ospedale è una istituzione statale ed “ufficiale” che ha il compito di raccordare il percorso formativo, che continua in ospedale, con quello della classe frequentata; i docenti non sono educatori né volontari, non hanno il ruolo di intrattenimento e di giuoco a meno che questo non sia finalizzato a metodologie per rendere la lezione più efficace. Ciò non toglie che si possa realizzare una clima di buona collaborazione con i volontari di reparto che in alcuni casi possono anche supportare gli studenti in alcuni momenti di studio individuale.

Premesso questo, dove si fa scuola?

Nelle pediatria minori, in genere esiste un’aula scuola dove fare lezione; nei grandi ospedali, caratterizzati da pediatrie divise in unità operative distribuite su più piani, è il docente che si sposta da uno studente all’altro ecc. Di seguito qualche esempio degli spazi dedicati alle lezioni.

Aulette di reparto: 

dal momento che nelle pediatrie l’età media dei pazienti è bassa, capita frequentemente che queste aule siano attrezzate in modo da funzionare contemporaneamente da sala giochi e da aula scolastica. In molti casi i tavoli e le sedie sono a misura di bambino e questo crea qualche difficoltà con gli  studenti più grandi: è difficile ma non impossibile, comunque, riuscire a fare lezione in questi ambienti con  studenti di scuola secondaria di I° e II° Grado.

Sale riunione di reparto: 

molto spesso, quando sono libere da impegni, i primari concedono volentieri questi spazi, normalmente dotati di ampi tavoli, spesso di PC e videoproiettori, per le attività didattiche. È bene ricordare che i primi sostenitori della valenza della  presenza della scuola in ospedale sono proprio i medici stessi!

Auletta “scuola”: 

in alcuni ospedali, a seguito di convenzioni stipulate tra le istituzioni, alle sezioni ospedaliere è stata assegnata una sede dove i docenti, al loro arrivo, possono cambiarsi d’abito, depositare borse ed effetti personali, indossare il camice se richiesto ed anche fare lezione con i propri studenti.

Sala colazione/pranzo:

ogni spazio, dotato di tavoli e libero da altre attività può essere “colonizzato” dall’insegnante e dal suo studente, purché sia richiesto il permesso ad utilizzare ambienti non assegnati istituzionalmente al personale ospedaliero.

Sale di attesa/riposo per i genitori: 

se gli studenti sono molti e se lezioni sono individuali si può chiedere cortesemente ai genitori di rendere disponibile la propria sala per fini didattici.

I laboratori….perché no? 

Se le condizioni dei pazienti lo consentono e se i primari autorizzano si possono organizzare alcune attività laboratoriali di chimica o biologia, chiedendo ospitalità ai laboratori ospedalieri che, generalmente sono entusiasti di collaborare con una programmazione modulare di questo tipo.

La “rete”: Internet:

non è uno spazio fisico, ma può diventare anch’esso uno spazio-scuola nel caso di patologie che comportino il totale isolamento dello studente ospedalizzato (es. nelle Unità di trapianto di midollo); in questi casi, salvo rarissime eccezioni, i docenti non sono autorizzati ad accedere nelle unità operative isolate.

Musei e “gite scolastiche” – Chi ha detto che lo studente ospedalizzato non può fare un’uscita didattica con il suo docente? E’ ovvio che l’attività va programmata con l’equipe medica e deve essere autorizzata dai genitori. Questa come tutte le altre attività didattiche richiede una notevole flessibilità da parte del docente che deve essere sempre disposto a cambiamenti improvvisi dettati dalle condizioni cliniche dello studente.

Camera di degenza: 

nel caso di patologie severe, in cui lo studente non può lasciare la sua cameretta, è il docente che si sposta per fare lezione.



2. La dimensione temporale

In ospedale il tempo scuola deve fare i conti con altre esigenze, altri “tempi” che si impongono . Il tempo delle terapie, del riposo, dell'attesa, degli esami clinici, della riabilitazione... Come recuperare, nel rispetto di questa complessità, un tempo fruttuoso per un buon apprendimento? Certamente mirando a una corretta ed equilibrata gestione del tempo che significa:

  1. imparare a valutare realisticamente i tempi di svolgimento delle attività proposte;
  2. programmare queste ultime affinché siano  “sostenibili” e rispettose dei tempi di adesione dell'alunno.


Laddove si instaura una relazione educativa e non un mero trasferimento di nozioni, il tempo - sia pure limitato e contingentato - si dilata oltre l'unità di lezione e diventa tempo di crescita, di scoperta, di educazione ed espressione di sé. Tempo scuola, appunto.

Ci si domanderà se nelle sezioni ospedaliere esista un orario settimanale delle lezioni: l’orario di servizio corrisponde a quello dell’incarico del docente, ma la flessibilità di quello delle lezioni è totale sia in verticale (mattina e pomeriggio) che in orizzontale (nell’arco dei 6 giorni); a questo si aggiunga la necessità di adattare l’orario delle lezioni ai nuovi ingressi o alle dimissioni. Il livello di entropia del sistema scuola-ospedale è decisamente elevato! Impensabile, quindi, ragionare in termini di “ora di lezione”.

Avere a disposizione “pillole” di tempo implica per il docente la capacità di organizzare e gestire il suo lavoro in modo flessibile ed organizzato: fare didattica in ospedale non significa sforbiciare parti del piano didattico, ma lavorare su tutti i temi in modo da renderli comprensibili e fruibili in modo essenziale dallo studente. 




3. La patologia e il tempo della degenza

Generalmente il docente è insegnante della scuola ospedaliera, non di un singolo reparto, per cui le sue attività variano in base all’affluenza dei ricoveri nei vari reparti e sono situate in spazi e tempi  che mutano con estrema velocità. L’approccio didattico deve essere personalizzato in base al tipo di patologia, ai percorsi diagnostici e alle terapie: ad es. alcune patologie in campo neuropsichiatrico prevedono la somministrazione di farmaci che possono ridurre le capacità di concentrazione ed i tempi di attenzione; in campo oncologico i farmaci chemioterapici hanno importanti controindicazioni che possono impedire la lezione… 

In un simile contesto l’unità didattica non può essere progettata ed erogata nello stesso modo a studenti con diverse patologie: cambia l’approccio psico-pedagogico, la modulazione dei tempi di una lezione, la scelta stessa degli strumenti e dei materiali didattici.

La durata delle degenza indicata dal medico referente. Breve, media, lunga, DH – Per usare un criterio oggettivo univoco il MIUR distingue gli studenti che chiedono

di usufruire del servizio scolastico ospedaliero in base alla durata temporale nelle seguenti categorie:

  1. Frequenza scolastiche BREVI: durata del servizio scolastico fino a 7 giorni;
  2. Frequenza scolastiche MEDIE: durata del servizio scolastico dai 7 a 15 giorni;
  3. Frequenza scolastiche LUNGHE: durata del servizio scolastico oltre i 15 giorni. E’ In quest’ultima fascia che è rilevato il maggior numero di interventi del servizio ospedaliero.


La programmazione delle lezioni nel caso di degenze di 1-2 mesi sarà molto diversa da quella per degenze che coprono tutto l’anno scolastico. Un caso a parte è rappresentato da quegli studenti che, per motivi di cura, afferiscono a terapie in Day Hospital per 3-4 giorni alla settimana e per periodi che possono durare anche molti mesi: in questo caso l’intervento didattico è sicuramente da considerare come una frequenza scolastica lunga.



4. Credits

Maria Aliberti, Scuola Media presso SMS Peyron Fermi, Ospedale Regina Margherita Torino


Cinzia Macchi, "Gozzadini-S. Orsola" sez. ospedaliera secondaria 2° grado – Bologna - I.I.S. "Scappi" - Castel San Pietro Terme (BO)

Palmina Trovato, Scuola Media di Piancavallo presso Istituto Auxologico Italiano - Ospedale S. Giuseppe, Piancavallo (VB) - Istituto comprensivo Alto Verbano - Premeno (VB) e domiciliare, Torino