Libro: ASPETTI ORGANIZZATIVI
| Sito: | CLassi Ibride Per la Scuola in Ospedale LABORATORI FORMATIVI |
| Corso: | FARE SCUOLA IN ISTRUZIONE DOMICILIARE |
| Libro: | Libro: ASPETTI ORGANIZZATIVI |
| Stampato da: | Utente ospite |
| Data: | martedì, 7 aprile 2026, 02:53 |
Descrizione
L’Istruzione Domiciliare è diffusa in tutti gli ordini e gradi di scuola e la sua
presenza garantisce ai bambini/ragazzi il diritto all’istruzione.
Gli
insegnanti si trovano a operare in una situazione di estrema variabilità,
dovuta, prima di tutto, alle esigenze terapeutiche del bambino/ragazzo, a cui
l’attività di insegnamento va subordinata, e dalla necessità costante di
definire lo spazio-scuola, trovandosi all’interno del domicilio e del nucleo
familiare dello studente che rendono naturalmente atipico sia il luogo sia la
modalità di insegnamento-apprendimento.
1. La peculiarità della istruzione domiciliare
L‘istruzione domiciliare, come la scuola in ospedale è, sotto molti aspetti, una scuola “speciale”.
I docenti si trovano ad operare in un contesto che vede come esigenza primaria la salute dello studente. I tempi dedicati alle attività didattiche sono necessariamente subordinati alle esigenze terapeutiche dell'assistenza domiciliare e alle condizioni psicofisiche del bambino/ragazzo.
Inoltre, il domicilio e la presenza costante dei familiari rendono il luogo e i processi di insegnamento/apprendimento scolasticamente atipici e non scevri di difficoltà in quanto lo spazio-scuola va, di volta in volta, definito e riconosciuto.
In questo contesto, «fare scuola» nel senso comunemente inteso, non è possibile, per la semplice ragione che il docente si trova a lavorare in una situazione di assoluta variabilità e questo può creare forti condizionamenti allo svolgimento di proposte educative e, in certi casi, anche alla loro qualità.
Per tutte queste ragioni, il docente domiciliare deve adottare strategie didattiche e strumenti capaci di catturare nello studente:
- Attenzione;
- Interesse ad apprendere;
- Motivazione a fare.
Quando un docente avvia un percorso in ID è possibile che conosca già lo studente, perché suo allievo ed inserito nel contesto della sua classe.
Tuttavia, è possibile che il primo contatto con lo studente avvenga proprio in concomitanza con l'attivazione del percorso di ID.
In ogni caso, un progetto educativo-didattico in ID deve in primo luogo considerare le seguenti dimensioni:
- Il ruolo del docente in ID;
- Il contesto e la famiglia in cui si trova;
- L’organizzazione di uno spazio-scuola;
- L’organizzazione di un ambiente virtuale.
La consapevolezza e la gestione delle dimensioni sopra citate, aiuteranno il docente a progettare, organizzare e gestire un percorso educativo-didattico con una maggiore consapevolezza ed efficacia.

2. Il ruolo del docente in istruzione domiciliare
Il docente che presta servizio a domicilio, si trova nella condizione di dover assumere un ruolo diverso da quello abituale, in cui, di solito, si impegna in prima persona ad accogliere lo studente all'interno dell'aula scolastica, nel luogo, cioè, deputato alla sua istruzione/educazione.
In un contesto di ID è, invece, il docente a dover essere accolto e accettato, perché è la casa stessa dell'allievo che definisce lo spazio nel quale costruire l'ambiente-scuola.
Il bambino/ragazzo percepisce la casa come un "nido", uno spazio sicuro entro cui si svolge il "quotidiano", che rappresenta la storia di sé e della propria famiglia.
Considerate queste premesse, lo studente può identificare nel docente che oltrepassa la soglia del proprio mondo privato una figura “intrusa”, "estranea", portatrice di incertezze e di paure (per esempio, il timore di instaurare nuovi rapporti che, come quelli dell'ospedalizzazione, potrebbero interrompersi).
In questa realtà così delicata, il docente deve vedere nell’accoglienza la possibilità di contestualizzare il proprio intervento all’interno di una specifica intersezione data da tre soggetti: l’insegnante, la famiglia, lo studente.
Il docente deve, inoltre, tener conto delle difficoltà e disagi manifestati dalle componenti coinvolte, che derivano dalla necessità di instaurare una nuova trama di relazioni e di trovare un nuovo assetto alla casa, che permetta di "ritagliare" in essa un adeguato spazio-scuola.
È importante, però, che vi sia un impegno da parte del docente nel contribuire ad alleggerire lo stress iniziale dovuto alle esigenze organizzative e alle barriere psicologiche dettate dalla nuova situazione.
L'insegnante dovrebbe varcare la soglia di casa con discrezione, guardarsi attorno, conoscerla e farsi conoscere.
L'atteggiamento del “porsi in ascolto" permette al docente di attuare un intervento rispettoso delle esigenze del bambino/ragazzo e della sua famiglia, cosi da definire uno spazio-scuola all'interno della casa in cui il protagonista sia l'allievo, pur prevedendo l'integrazione e il coinvolgimento della famiglia
3. La relazione del docente con lo studente
La relazione tra bambino/ragazzo e docente, benché assuma connotati e significati diversi a seconda del livello scolare, è centrale per lo sviluppo complessivo degli studenti.
Infatti, durante il primo ciclo, in particolare durante la scuola primaria, il docente è la figura di riferimento stabile e con un ruolo ben definito, una figura che assume connotati diversi man mano che il bambino/ragazzo cresce.
Per un giovane adolescente, la malattia rappresenta un ostacolo al principale compito evolutivo: il conflitto tra la dipendenza e l’autonomia. Lo studente adolescente richiede al docente un riconoscimento non solo relativo alle performance scolastiche, ma anche e soprattutto in relazione alle proprie caratteristiche personali. La relazione educativa-didattica offre, quindi, allo studente adolescente ammalato la possibilità di poter continuare il suo percorso evolutivo.
In ogni caso la relazione docente versus bambino/ragazzo rappresenta per lo studente una risorsa importante per lo sviluppo affettivo e dell’autostima, dimensioni che hanno potenti ripercussioni sugli apprendimenti.
Nel contesto dell’ID molto spesso si instaura una relazione diadica tra il docente e lo studente, per molti aspetti privilegiata, che ha potenziali rischi sul piano emotivo per entrambi.
Lo stato di salute dello studente può suscitare nel docente una serie di reazioni emotive piuttosto coinvolgenti che rischiano di portare su altri piani la relazione.
Il docente deve essere in grado di riconoscere e gestire le sue fatiche personali, ponendo l’attenzione sulla dimensione educativo-didattica non trascurando la preziosità del suo ruolo in un contesto dove il dolore e la paura sono stati emotivi prevalenti.

4. L'incontro tra docente e famiglia
La scuola intesa anche come sistema educante ha come referente privilegiato la famiglia, con la quale condivide il compito di favorire la crescita armoniosa dei bambini/ragazzi.
L’interazione e la collaborazione tra scuola e famiglia vanno potenziate e ben gestite nel caso di un percorso in ID.
I docenti si relazionano con una famiglia perturbata da un forte evento stressante qual è la malattia del figlio, che richiede molto spesso dei cambiamenti anche strutturali del nucleo familiare. Capita spesso che uno dei due genitori sia costretto ad abbandonare il lavoro per potersi prendere cura del figlio e che la casa presso cui il docente si reca sia una casa di residenza temporanea.
Un docente che gestisce un percorso di ID non può, quindi, disconoscere l'esigenza di coinvolgere le famiglie, mantenendo, però, sempre coscienza del proprio ruolo e della propria professionalità.
Ciò lo aiuta a non farsi travolgere troppo dalle dinamiche familiari evitando così anche il possibile rischio di burnout.
Docenti e genitori devono imparare a costruire nuove modalità relazionali nel rispetto reciproco dei loro ruoli che vanno tutelati per il benessere dei bambini/ragazzi.
E’ fondamentale, nel momento in cui l'insegnante entra in una dinamica familiare, dedicare un tempo adeguato alla narrazione di sé e all'ascolto della presentazione dei membri della famiglia, per capire quali siano le loro ansie, preoccupazioni aspettative.
Al contrario di quanto avviene all'interno di un'aula scolastica, un intervento di ID si basa anche sulla negoziazione tra minore, docente e famiglia in cui ciascuno, anziché radicalizzarsi sul proprio punto di vista, si apre all'altro.
In questo modo si facilita, da una parte, l'integrazione e il coinvolgimento della famiglia nel processo dell’ID e, dall’altra, quella del docente nel processo della quotidianità familiare, in un'ottica di condivisione e collaborazione.
Il docente deve offrire uno spazio per la comunicazione e l’interazione con i genitori dello studente non frequentante.
Le famiglie vanno motivate alla collaborazione e rese consapevoli del loro ruolo attivo nel percorso educativo, in questo caso deve esserci una elevata sinergia che può essere promossa attraverso:
- Il coinvolgimento dei genitori stessi in alcune fasi decisionali del progetto educativo, con l’obiettivo di recuperare, ad esempio, informazioni sullo stato di salute dello studente in ID;
- La proposta di una modalità comunicativa periodica e regolamentata per comprendere le evoluzioni e le difficoltà.

5. Come costruire lo spazio-scuola
La scuola ha una sua dimensione strutturale e organizzativa fatta di spazi, tempi, regole.
La scuola, nel caso dell’ID, rompe i suoi confini e si stabilisce in un contesto fisico che non le appartiene: la casa dello studente.
Una casa che, con i suoi spazi e le sue regole, deve in qualche modo riassestarsi per far fronte alle esigenze organizzative del « fare scuola».
Genitori e docenti possono avvertire una duplice sensazione di disagio determinata da una consapevolezza: sentirsi invasi e invasori allo stesso tempo.
Luoghi diversi che hanno esigenze diverse che, in questo contesto, richiedono la costruzione di nuove regole per la tutela e il rispetto reciproco.
In questo ambito assume una particolare importanza l’organizzazione, anche sul piano più propriamente topologico, di uno spazio scuola all'interno della casa dello studente.
Partendo dal presupposto che non tutte le abitazioni offrono uno spazio fisico disponibile da dedicare alla scuola, tuttavia, la collocazione di attrezzature didattiche in un luogo ad esse riservato (come la scrivania) e, in particolar modo, la sistemazione fissa di una postazione tecnologica (portatile, web cam, stampante) aiuta a "riconoscere" e dare un valore simbolico aggiunto alla definizione di uno spazio-scuola in cui svolgere l'azione educativa.
Gli elementi chiave dell’organizzazione complessiva finalizzata alle attività didattiche in un contesto di ID dovrebbero prendere in considerazione i seguenti aspetti:
- La definizione di uno spazio fisico che costituisce lo spazio-scuola dello studente non frequentante, che una volta allestito deve essere percepito e rispettato da tutti come tale. Sarebbe auspicabile suggerire ai genitori l’allestimento di un setting permanente e dedicato alle attività scolastiche;
- La definizione di rituali o momenti che delimitino i confini temporali delle attività anche laddove fossero possibili attività sincrone in videoconferenza con la classe;
- L’organizzazione dei tempi didattici con i genitori, nel caso in cui la patologia richiedesse specifiche procedure terapeutiche.

6. L’interazione con la classe
L’organizzazione di un percorso in ID a causa di una molteplicità di fattori, il più delle volte, prevede la presenza di uno o più docenti in casa dello studente e contatti piuttosto radi con la classe di appartenenza.
Lo studente in ID può trovarsi in due condizioni differenti: afferire alla propria classe di appartenenza nel caso in cui non ci siano stati spostamenti per le cure mediche o avere formalmente come riferimento una classe diversa da quella che frequentava prima che sopraggiungesse la malattia, perché si trova lontano dal luogo di residenza.
In ogni caso, il docente deve favorire la relazione tra pari, foriera di acquisizioni di regole sociali, emotive, cognitive e metacognitive.
La relazione tra pari, considerata come una priorità educativa favorita, sostenuta e supportata sia sul piano sociale che su quello didattico.
L’organizzazione di un ambiente virtuale
In questo contesto l’organizzazione di un’ambiente di apprendimento virtuale permanente favorisce l’inclusione sociale, relazionale e didattica dello studente in ID in quanto gli permette di:
- Seguire la lezione che si sta svolgendo in classe;
- Partecipare attivamente, ascoltando lezioni, ponendo domande, rispondendo ad una interrogazione, svolgendo attività in aula e/o fuori dell'aula in collaborazione con gli altri compagni;
- Comunicare e condividere contenuti e informazioni in modo semplice col docente e con il resto della classe.
La strumentazione
Nell’allestimento dei setting tecnologici (lato studente e lato aula/scuola) ci si deve orientare verso quelle tecnologie hardware e software ormrai ampiamente diffuse sia a scuola sia pesso le abitazioni.
La strumentazione “base” o “ideale” che garantisce allo studente lo svolgimento della maggior parte delle attività sopra descritte anche in caso di spostamento in una struttura diversa dalla residenza abituale (es. domicilio temporaneo) dovrebbe essere la seguente:
- Un computer mobile (es. un notebook): il computer dovrebbe essere equipaggiato con dispositivi utili alla comunicazione audio e video (es. microfono, webcam, casse) e all'interconnessione con dispositivi remoti come cellulari e smartphone (es. bluetooth);
- Una connessione alla rete.
La postazione in aula dovrebbe essere composta da:
- Un computer mobile (es. un notebook) per la postazione docente, connesso a una LIM con videoproiettore, una connessione adsl fruita attraverso un router WI-FI. Il computer dovrebbe essere equipaggiato con dispositivi utili alla comunicazione audio e video (es. microfono, webcam, casse) e all'interconnessione con dispositivi remoti come cellulari e smartphone (es. bluetooth);
- Un secondo computer mobile o un tablet per attività d'aula che prevedano l'organizzazione degli alunni in sotto-gruppi, in uno dei quali coinvolgere lo studente remoto.
Il sistema (sw/hw) utilizzato in classe dovrebbe permettere:
- L'attività di videoconferenza per tutto il tempo necessario alla lezione, con possibilità di videoregistrazione e successive rielaborazioni;
- La comunicazione scritta sincrona e asincrona (chat, sms, forum ecc.) per interazioni alternative a quelle orali;
- La condivisione di materiali;
- La condivisione delle applicazioni per attività di produzione collaborativa.
Infine, la dotazione dovrebbe poter garantire la continuità didattica in caso di spostamento in un'altra classe, laboratorio o locale esterno.
Tipologie di connessione da utilizzare
A livello di connettività le soluzioni posso essere molto diversificate. Per una loro analisi e scelta possono essere usati i seguenti tre elementi base:
- tipologia di connettività a disposizione: fibra ottica, banda larga linea telefonica (adsl-hdsl), connessioni senza fili (umts, gprs, edge, wi-max, satellittare) o connessioni telefoniche di altro tipo (pstn/isdn);
- qualità del servizio (stabile/con sporadiche disconnessioni/instabile);
- costi di esercizio.
