Libro: ASPETTI METODOLOGICI

Sito: CLassi Ibride Per la Scuola in Ospedale LABORATORI FORMATIVI
Corso: FARE SCUOLA IN ISTRUZIONE DOMICILIARE
Libro: Libro: ASPETTI METODOLOGICI
Stampato da: Utente ospite
Data: sabato, 4 aprile 2026, 20:17

Descrizione

 

Progettare l’attività didattica in istruzione domiciliare implica tenere in considerazione una molteplicità di aspetti, a cui solitamente un docente pone particolare attenzione, ma che nel contesto specifico sono ulteriormente gravati dalle condizioni dello studente
Diventa quindi più pregnante l’età dello studente e i suoi specifici bisogni educativi, così come importante risulta l’atteggiamento del docente nella progettazione e conduzione dell’intervento didattico.

1. La personalizzazione degli interventi

Per lo studente reduce da una ospedalizzazione e che vive un’esperienza di malattia, la scuola garantisce la possibilità di mantenere il contatto con la quotidianità, in modo da difendere la progettualità di un percorso di vita e il collegamento con le  attività che i propri compagni stanno svolgendo in classe: tutto ciò fornisce sicurezza e conforto, crea una motivazione in più che induce alla collaborazione ed aiuta i genitori nell’accettare il particolare momento di vita che stanno affrontando.

Occorre sottolineare che le varie patologie che i bambini/ragazzi affrontano comportano anche una diversa attenzione allo stato fisico dello studente, al suo eventuale affaticamento, ai controlli diagnostici (che ovviamente hanno la precedenza) ed ai protocolli terapeutici a cui essi vengono sottoposti.

Le condizioni psicofisiche dello studente influenzano quindi notevolmente l’attività didattica che il docente in istruzione domiciliare si trova a programmare e a gestire.

E’ indispensabile, quindi, procedere con un approccio personalizzato, sfruttando in particolare i momenti in cui le condizioni di salute sono favorevoli; nella programmazione si deve prevedere la possibilità di dover interrompere le lezioni per alcuni periodi, se le condizioni cliniche non permettono le attività scolastiche.

Come garantire, in un simile contesto, il successo formativo?

Una prima importante risposta ci viene dalle parole di Jaques Delors: “L'educazione deve, per così dire, offrire simultaneamente le mappe di un mondo complesso in perenne agitazione e la bussola che consenta agli individui di trovarvi la propria rotta”.

Per raccogliere la sfida educativa contenuta in questa affermazione il docente deve essere capace di programmare sapientemente contenuti, tempi, spazi, strategie che consentano allo studente di raggiungere le competenze fondamentali del curricolo (le mappe per interpretare la realtà) e, nel contempo, offrire percorsi diversificati che offrano all'alunno l'occasione di esplorare ed esprimere i suoi personali talenti (la bussola che consentirà di trovare la rotta). Perché questo lavoro di progettazione sia realmente fruttuoso, è bene che il docente tenga sempre presente che la sua azione non parte da zero,  ma che il suo intervento si inserisce in un processo formativo già in atto, processo che potrebbe aver subito modifiche e rallentamenti causati dalla patologia.


L’età degli studenti

L’approccio pedagogico, anche durante un percorso di istruzione domiciliare, deve essere mirato alla fascia d’età a cui è rivolto, tenendo presente che l’obiettivo della formazione rimane fondamentale anche con bambini/ragazzi affetti da patologie.

Nei confronti del bambino della scuola dell’infanzia o del primo ciclo di scuola che affronta un ricovero e una malattia, ai docenti è richiesto un lavoro rivolto al mantenimento dei legami importanti con i compagni che sono a scuola. Le conoscenze e le competenze da raggiungere per rimanere al passo con i propri compagni di classe possono essere semplificate e comunque conquistate grazie anche alla presenza del docente.

Con lo studente adolescente la scuola diventa il luogo dove “sta crescendo” non solo culturalmente, ma dove si gettano le basi  per imparare a riflettere e a farsi domande in modo sempre più autonomo e critico. L’adolescente, pertanto, ragiona con prospettive più ampie, sta costruendo un percorso di vita di cui comincia ad essere veramente attore consapevole.

Quando la sua vita viene “sospesa” da un periodo di malattia, egli si pone interrogativi sulla propria patologia, sulle terapie che sta affrontando e sulla continuità del proprio percorso esistenziale; vuole e deve essere informato perché vuole capire. A volte le sue domande scaturiscono proprio da temi didattici affrontati nelle varie discipline, rendendolo consapevole della propria condizione. In questi casi il compito dell’insegnante è molto delicato: il giovane vuole risposte a domande precise, comincia ad analizzare in dettaglio ciò che cambia e vuole capire.


Alcuni bisogni educativi

Diversi sono i ragazzi, diverse le tipologie di studenti. È possibile che studenti reduci da ospedalizzazione siano stranieri e/o  studenti portatori di disabilità funzionali e/o cognitive.

In questi casi è ancora più importante, laddove sia possibile, il raccordo con le scuole territoriali per acquisire informazioni e  certificazioni funzionali  per disabilità di vario genere.

La progettazione didattica dovrà tener conto anche di queste necessità e delle abilità dello studente.

Nel caso di studenti stranieri extracomunitari in Italia per motivi di cura è fondamentale la figura del mediatore culturale: questa figura può affiancare i docenti per avviare la comunicazione e il dialogo con lo studente e la famiglia.


2. La progettazione didattica

E' evidente che non può esistere un modello ideale efficace per  tutti gli studenti che si trovano coinvolti in un percorso di istruzione domiciliare.

L'esperienza, tuttavia, dimostra che alcuni elementi possono guidare nella stesura di un efficace percorso didattico:

  1. Non improvvisare l'intervento formativo: contenuti, metodi e durata delle attività devono essere attentamente programmate sulla scorta delle condizioni fisiche e psichiche dell'alunno. Tali attività devono altresì tenere conto, quando possibile, del lavoro scolastico che si sta parallelamente svolgendo nella classe di provenienza dell'allievo.
  2. Proporre agli alunni, ad ogni incontro di lavoro, il conseguimento di un obiettivo plausibile, realizzando un’attività esaustiva e completa, che abbia un inizio ed una fine ben definite.  A tal proposito risulta sicuramente utile l’impiego di mappe concettuali che riassumano i contenuti principali di una lezione o di un determinato argomento affrontato.
  3. Operare una riflessione continua sul percorso in essere che permetta riadattarlo in base alle eventuali intervenute necessità dell'alunno.
  4. Mantenere un dialogo e  un confronto costante con i docenti della scuola di appartenenza.
  5. Sviluppare i saperi essenziali e consolidare le competenze disciplinari e trasversali sollecitando l’allievo ad essere curioso e ad apprendere.
  6. Privilegiare modelli didattici attivi che permettano all'alunno di agire anche sul piano progettuale e lo facciano sentire artefice dei propri prodotti.


2.1. La conduzione dell'intervento didattico

Perché l'intervento sia efficace è necessario innanzitutto che si crei un collegamento tra docente ed allievo attraverso una  comunicazione ben strutturata. La proposta didattica, inoltre, proprio per l'esiguità del tempo e la complessità del contesto in cui si svolge, non deve essere occasionale  e mirare a creare un dialogo educativo aperto in un’atmosfera serena e il più possibile gratificante.  Per questo è opportuno che l’insegnante si adoperi per:

Catturare l’attenzione dell'alunno alternando tra:


  1. Contenuto: un linguaggio specifico garantisce precisione e velocità, ma non sempre viene compreso e, se eccessivo, stanca. È bene inserire esempi, aneddoti, paragoni ed una terminologia informale.
  2. Voce: una voce sempre uguale favorisce distrazioni e apatia. È quindi necessario utilizzare sottolineature, alternanze, pause e modificare il tono a seconda del discorso.
  3. Postura: una postura aperta, rilassata e adeguata agli strumenti usati è da preferire ad un atteggiamento rigido.
  4. Spazio e tempo: dimensioni flessibili alle diverse esigenze.

Creare sintonia

  1. Cercare di instaurare un rapporto basato sull’empatia in modo che l’allievo si senta compreso e accolto.

Riepilogare

  1. Per consolidare l’apprendimento, creare un collegamento tra le attività didattiche, verificare la comprensione “globale” e valutare l’attività svolta.
  2. La modalità di verifica possono essere:

a) prove modificate solo nella quantità. Per  evitare di affaticare l'alunno la verifica sarà più breve riportando una sola esercitazione per tipologia. 
b) prove modificate nella complessità. Se la classe svolge attività non adeguate all’alunno in ID, si possono prevedere prove personalizzate, ma non differenziate o equipollenti.

Per facilitare la comprensione e rafforzare la motivazione, è importante, inoltre, spiegare all'alunno lo scopo dell’attività proposta e l’utilità delle strategie adottate, proponendo compiti che si possano ultimare nel tempo a disposizione.


2.2. Indicatori per verificare la bontà dell'intervento didattico

“Il mio intervento è stato realmente efficace?”

Le brevi check list qui di seguito possono rivelarsi un'utile traccia per l'autovalutazione.

  1. La lezione non è improvvisata, banale ed occasionale ma preparata, vivace e  ha creato interesse,
  2. L’atmosfera è serena, rassicurante e gratificante,
  3. Possiede contenuti mirati alla creazione di un dialogo educativo aperto,
  4. Il lavoro proposto è concretamente valido, valutabile e verificabile,
  5. Gli allievi possiedono il proprio corredo scolastico (perché creare a casa o nella residenza dell’alunno l’ambiente classe risulta psicologicamente positivo).

Il docente:

  1. ha con sé, a disposizione, materiali e strumenti didattici eterogenei,
  2. usa il colloquio per illustrare gli obiettivi ma anche per verificare l’acquisizione ed elaborazione dei contenuti,
  3. valorizza l’esperienza individuale dello studente affinché egli possa continuare a “vivere la sua realtà”,
  4. non ha un atteggiamento pietista nei confronti dell'allievo.

La lezione contiene una verifica continua ed immediata per:

  1. controllare l’apprendimento,
  2. permettere eventuali revisioni, riadattamenti.

3. Possibili approcci metodologici

Il gioco

Soprattutto per quanto riguarda gli studenti di scuola dell’infanzia e/o primaria l’attività ludica è un mezzo di comunicazione e di relazione molto importante.  A partire dal gioco l’insegnante spesso riesce ad attingere orientamenti per realizzare percorsi di apprendimento adeguati alle condizioni di salute e il bambino nel contempo trova nel gioco la possibilità di esprimere sentimenti, emozioni, pensieri, potenziando le sue  capacità di pensare e di fare.

Il gioco per lo studente è:

  1. la forma più importante di espressione;
  2. il modo principale con cui conosce il mondo che lo circonda ed entra in contatto con gli altri;
  3. un’attività spontanea;
  4. il mezzo più naturale per esprimere la propria personalità e per lanciare agli altri messaggi;
  5. una fonte di socializzazione;
  6. un luogo sicuro dove si può rimodellare la realtà a proprio piacimento, lasciando libera la fantasia;
  7. un’occasione di apprendimento.
Giocare quindi non è stare alla larga da esperienze difficili o dolorose, ma è il tentativo di oltrepassarle  senza essere sconfitti; è la strada per superare con successo la malattia, riuscendo a “pensare” e “guardare”, senza cadere nell’angoscia; è uno spazio per l’illusione, in cui il bambino può collocare le sue esperienze; è un modo in cui le fantasie trovano espressione e  raffigurazione.

Le attività ludiche ed i corrispondenti obiettivi devono essere via via formulati in relazione ai bisogni individuali dei bambini e devono essere sempre rapportate a criteri di unitarietà, gradualità e coerenza. Tali attività devono inoltre  essere flessibili, aperte ai cambiamenti, alle interruzioni ed alla ripresa.

Se per il bambino malato il gioco può assumere un ruolo prioritario e può divenire un elemento trainante, la stessa cosa non si verifica con gli studenti più grandi. La richiesta di questi ultimi, infatti, è sovente quella di utilizzare il tempo-scuola a disposizione con l’obiettivo di stare “al passo” con la propria classe. Questo non significa che la didattica ludica sia un approccio da sottovalutare nella scuola secondaria di primo e secondo grado: in quelle situazioni dove attenzione e concentrazione diventano più labili anche l'adolescente può trarre notevoli vantaggi da giochi educativi, giochi di simulazione o di ruolo per implementare/rafforzare competenze disciplinari e trasversali.

Attività individuale

Tra i percorsi di apprendimento di tipo individuale, si elencano i seguenti:

Il percorso logico è adatto per trasmettere definizioni e per lezioni di approfondimento con allievi che hanno già analizzato l’argomento.

Percorso logico:

  1. premessa iniziale con spiegazione degli scopi della lezione,
  2. esposizione dei principi generali legati alla teoria,
  3. sviluppo dei singoli punti partendo dai più semplici per arrivare a quelli più difficili,
  4. conclusioni.

Il percorso induttivo è particolarmente adatto per concetti astratti e per argomenti che l’allievo non conosce. Con questo tipo di percorso sono necessari però, tempi di docenza più lunghi a causa della presenza delle prime due fasi che rappresentano un vero e proprio momento di apprendimento/scoperta per gli allievi e banalizzazione del discorso se, per introdurre la teoria, si deve partire da situazioni molto semplici.

Percorso induttivo:

  1. esame di un caso,
  2. riflessioni sul caso,
  3. formalizzazione in uno o più concetti teorici,
  4. conseguenze applicative.

Il percorso per problemi è adatto ad una lezione con un piccolo gruppo perché permette il coinvolgimento di tutti nel discorso.

Molto importanti sono le attività di interazione con la classe di appartenenza: disegni, lettere, schede di compito, ricerche, piccoli oggetti possono essere realizzati e scambiati con i propri compagni che lavorano a scuola. In tal modo l’operatività dell'allievo costretto in ospedale viene ad acquisire un risvolto sociale e diventa significativa non solo per lui, ma per tutta la sua classe.

Percorso per problemi:

  1. inizio con domande significative,
  2. illustrazione del compito evidenziando le teorie che si vogliono presentare,
  3. analisi delle domande fatte all'inizio attraverso lo sviluppo dei concetti,
  4. conclusione con sottolineatura dei punti chiave.

3.1. Bibliografia

  1. Macchi C. – “I servizi scolastici per il bambino e l’adolescente inguaribili” – Intervento al corso di alta formazione in cure palliative pediatriche, 2012
  2. Macchi C. – “Io che imparo da voi…” – Notizie AGEOP Ricerca, n.2, aprile-maggio-giugno 2011.
  3. Macchi C. – “La scuola secondaria di 2° grado nelle strutture della pediatria del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna”. Quaderni ACP (Associazione Culturale Pediatri), vol. 17 n.1, gen.-feb. 2010
  4. Macchi C., Giulianelli A.G., Vannini R., (Novembre 2005) – “Gli ausili a supporto della scuola superiore a Montecatone”, Intervento  al Convegno “Handy TED 2005” a Genova.
  5. Gruppo regionale della scuola in ospedale e servizio di istruzione domiciliare del Piemonte (a cura di), Istruzione ospedaliera e domiciliare, Torino 2009.

3.2. Credits

Maria Aliberti, Scuola Media presso SMS Peyron Fermi, Ospedale Regina Margherita Torino

Cinzia Macchi, "Gozzadini-S. Orsola" sez. ospedaliera secondaria 2° grado – Bologna - I.I.S. "Scappi" - Castel San Pietro Terme (BO)

Palmina Trovato, Scuola Media di Piancavallo presso Istituto Auxologico Italiano - Ospedale S. Giuseppe, Piancavallo (VB) - Istituto comprensivo Alto Verbano - Premeno (VB)e domiciliare, Torino