5. I mondi virtuali

Definizione

Oltre che fruibili individualmente, le tre principali tipologie in cui si articolano i mondi virtuali (micromondi, simulatori e ambienti 3D), possono essere impiegate anche collaborativamente.

I micromondi da ambienti alla Logo nettamente focalizzati sul singolo e sulla sua interazione con il computer, nel tempo si sono evoluti in micromondi collaborativi come TurboTurtle, il cui ambiente di esplorazione della fisica newtoniana può essere controllato simultaneamente da studenti situati in postazioni differenti (Cockburn & Greenberg, 1998).

L’integrazione dei simulatori con le tecnologie collaborative ha fornito maggiori opportunità agli studenti in termini di motivazione, di apprendimento attivo, di soluzione di problemi più complessi (Bravo, 2005).

Gli ambienti 3D collaborativi (ad es. ActiveWorlds, Second Life, Edmondo) sono mondi virtuali immersivi e interattivi in cui gli studenti possono seguire percorsi didattici disciplinari proposti dal docente e contribuire, impersonando un avatar, alla costruzione, alla personalizzazione e al popolamento di quell’ambiente, collaborando eventualmente anche con studenti di altre scuole.

Strategie di impiego didattico

Nel caso dei micromondi collaborativi come TurboTurtle (Cockburn & Greenberg, 1998), i docenti possono lasciare gli studenti – preferibilmente in coppie o a gruppi di tre - liberi di esplorarli, o essere più presenti fornendo scaffolding in vari modi: 

  1. manipolando alcune proprietà del sistema;
  2.  fornendo supporto guidato all’esplorazione dell’ambiente;
  3. predisponendo attività specifiche con indicazioni precise sul compito da svolgere e proponendo delle linee di indagine.

Con i simulatori gli insegnanti utilizzano come strategia collaborativa più diffusa il problem solving (Bravo, 2005). Gli studenti, che solitamente possono collaborare simultaneamente anche da luoghi differenti, concorrono alla costruzione di un modello che rappresenta la soluzione al problema posto; dopodiché procedono con la validazione del modello attraverso la simulazione. La collaborazione tra studenti consente di porre loro problemi più complessi e interessanti di quelli con cui potrebbero cimentarsi da soli.

In merito agli ambienti 3D, Farmeschi (2013) considera la didattica dei mondi virtuali coerente con la teoria elaborata da Jonassen, secondo il quale l’apprendimento è significativo quando il processo che lo sottende è: 

  1. attivo: gli studenti sono coinvolti e svolgono un ruolo attivo nell’ambiente di apprendimento;
  2. costruttivo: gli studenti costruiscono nuove conoscenze;
  3. collaborativo: gli studenti lavorano assieme;
  4. intenzionale: l’ambiente deve supportare gli studenti nel raggiungimento di obiettivi prefissati;
  5. complesso: gli studenti dovrebbero sviluppare una visione della realtà non troppo semplificata;
  6. contestuale: l’ambiente deve essere costruito in modo che le competenze possano essere usate nella vita reale;
  7. conversazionale: l’apprendimento è sociale e lo scambio dialogico è dunque essenziale;
  8. riflessivo: anche poter riflettere sulle attività e sulle strategie adottate è essenziale per l’apprendimento.

Queste caratteristiche andrebbero tenute presenti nell’ideazione e relativo sviluppo di attività collaborative, nonché nella predisposizione dell’ambiente 3D che accoglierà gli studenti per lo svolgimento delle stesse.