3. L’esperienza emotiva

3.1. La malattia in rapporto all’età

Il vissuto di malattia tende a variare in rapporto all’età per la diversa organizzazione emotiva e cognitiva delle fasi evolutive.

Sotto i 6 anni per lo più prevale la visione di un evento aggressivo esterno, interpretato spesso come castigo (per azioni e/o emozioni negative) oppure anche come tortura. La cura diventa particolarmente insopportabile e sollecita sentimenti di colpa e/o di  rabbia, con conseguenti atteggiamenti o di ribellione o di chiusura con passività o di relazione fusionale con la madre.

In epoca scolare, quando l’esame di realtà favorisce una percezione più oggettiva, sono particolarmente emergenti gli aspetti di perdita: della propria integrità, dei rapporti con amici e con compagni e delle attività abituali; ne conseguono pesanti sentimenti di solitudine, di incomunicabilità e di esclusione, che favoriscono atteggiamenti di isolamento verso l’esterno e/o di dispotismo verso i genitori.

In adolescenza la malattia costituisce un potente svantaggio rispetto alle possibilità di realizzazione e rappresenta un attacco alla progettualità: i ragazzi si prefigurano una condizione che compromette definitivamente il futuro sul piano affettivo e sociale.

Si aggrava la normale crisi adolescenziale, per l’intensificarsi dei sentimenti di diversità, di inadeguatezza e di esclusione, che possono sostenere atteggiamenti infantili o di aperta sfida.