Libro: APPRENDIMENTO BASATO SULLA CREAZIONE COLLABORATIVA DI ARTEFATTI
Le risorse web (ambienti, strumenti, applicativi) impiegabili a supporto dei processi di insegnamento e apprendimento possono essere usate per stimolare la creatività e potenziare le competenze disciplinari e trasversali degli studenti attraverso la costruzione collaborativa di vari tipi di artefatti.
3. Ambienti per il digital storytelling
Definizione
La narrazione, o storytelling, è una metodologia didattica che viene utilizzata con gli studenti fin dalla primissima infanzia in quanto, facilitando una prima forma di costruzione di significati condivisi tra adulto e bambino, crea le basi per l'alfabetizzazione. La narrazione consente di contestualizzare gli eventi e di spiegarli secondo una logica di senso. Gli studenti, creando una storia, raccontandola, o semplicemente fruendola, mettono in gioco diverse abilità cognitive.
Lo sviluppo delle tecnologie ha reso recentemente disponibili diverse tipologie di ambienti di narrazione digitale (Dettori & Giannetti, 2006) o di digital storytelling, che possono essere utilizzati in molteplici ambiti di studio e puntare a svariati obiettivi formativi.
L'attività di digital storytelling supportata da questi ambienti può essere svolta individualmente o collaborativamente. Se svolta in modalità collaborativa, lo svolgimento della narrazione viene continuamente negoziato fra i partecipanti all’attività. Gli studenti diventano narratori creativi seguendo, come processo consueto per la produzione delle storie, una sequenza di attività quali la selezione di un argomento, la ricerca di informazioni, la scrittura di una sceneggiatura e lo sviluppo della storia. Lavorando in gruppo nella creazione di storie, gli studenti sviluppano (Robin, 2008):
- molte delle abilità comunicative comprese fra le 21st century skills, quali la digital literacy, la global literacy, la technology literacy, la visual literacy e l’information literacy;
- la capacità di criticare il proprio lavoro e quello altrui, incrementando il social learning e l’intelligenza emotiva;
- capacità di ragionamento di alto livello e di problem solving.
Gli ambienti per il digital storytelling possono supportare lo sviluppo di storie fatte di solo testo, oppure integrare più media, dando la possibilità di realizzare storie illustrate o filmate.
Esempi di ambienti del primo tipo sono quelli per la creazione di storie ramificate (Novlet), o di storie dalle infinite combinazioni che si sviluppano a partire da incipit di venti righe (20lines).
Gli ambienti del secondo tipo, che integrano diversi media, possono vertere sulla creazione di storie illustrate (Storybird), sulla realizzazione di fumetti (Pixton), di slideshow (Animoto, PhotoStory 3, Powtoon e Prezi), di video (iMovie, Movie Maker) e di animazioni (Muvizu, Zimmer Twins).
Strategie di impiego didattico
Nel digital storytelling convergono, al di là della disciplina in cui esso viene impiegato, quattro approcci didattici centrati sullo studente (Barrett, 2006): il coinvolgimento attivo dello studente, l’apprendimento approfondito (deep learning), il project-based learning e l’integrazione efficace delle tecnologie nella didattica.
Le principali modalità con cui condurre il processo di scrittura collaborativa, supportato da ambienti specifici per il digital storytelling o da strumenti e applicativi di rete non necessariamente sorti per questo scopo (come il blog, il wiki, il documento condiviso), possono essere tre (Repetto, 2012):
- Collaborazione sequenziale;
- Collaborazione parallela;
- Collaborazione distribuita.
La prima forma di collaborazione, quella sequenziale, è quella adottata nella costruzione ramificata o concatenata di storie, in cui queste sono organizzate in
spezzoni e ognuno contribuisce allo
sviluppo della storia creando il proprio spezzone a partire dallo stralcio creato da un altro utente, inserendo dunque il proprio contributo in successione a quello già esistente.
Nella scuola primaria, un’ipotetica attività collaborativa sequenziale può essere quella di modificare una fiaba con un finale triste invitando gli alunni ad inventare un lieto fine, oppure far riformulazione la fiaba in un'altra chiave. La fiaba può anche essere totalmente costruita a partire da un incipit, dopo aver illustrato ai bambini gli elementi tipici del racconto (titolo, narratore, personaggi, scenario).
Nella secondaria di primo livello, facendo leva sulle capacità creative degli studenti e stimolando le loro capacità di analisi critica del testo, si può far proseguire una storia a
partire da racconti già esistenti e differenziati per genere letterario (gialli, fantasy, horror, ecc.).
Nella secondaria di II grado, si possono sperimentare laboratori di scrittura creativa in cui gli studenti imparano a progettare un testo narrativo, soffermandosi su problematiche quali l’efficacia del racconto in relazione alla coerenza complessiva o alla strategia adottata per veicolare il messaggio indirizzato al lettore.
La seconda strategia di collaborazione, quella parallela, consiste nella suddivisione del lavoro fra i partecipanti del gruppo, ciascuno dei quali lavora autonomamente allo sviluppo di una parte della storia, dopodiché i contributi individuali vengono rivisti e commentati dal gruppo e confluiscono in un’unica storia. Nel caso di storie realizzate con l’integrazione di diversi media si può prevedere una suddivisione in ruoli (ad es. lo scrittore che sviluppa la trama, lo sceneggiatore che sviluppa lo storyboard, l’operatore che realizza il video, il regista che coordina il gruppo) coerenti con l’ottica transmediale richiesta dall’utilizzo di registri narrativi differenti dal testo.
La terza strategia, quella distribuita, prevede che tutti i partecipanti di un gruppo facciano tutto. Di conseguenza tutti i partecipanti contribuiscono nella scrittura della storia (si veda ad esempio il metodo SIC – Scrittura Industriale Collettiva) attraverso un meccanismo di revisione collettiva continua.
In merito alle discipline, alcune ricerche dimostrano che l’integrazione del digital storytelling nei curricoli di tipo linguistico possa essere considerata una tecnica di apprendimento che può migliorare le performance dello studente nella letto-scrittura, nella conversazione e nell’ascolto (Tsou et al., 2006). Ma se solitamente il digital storytelling è associato alle discipline umanistiche, la ricerca dimostra che essa può essere una strategia efficace anche per quelle scientifiche (Jonassen, 2003).
