1. Evoluzione dell’Istruzione Domiciliare

La Carta Costituzionale  (art. 3 e 34) del nostro Paese include il diritto all’istruzione tra quelli fondamentali della persona, da assicurare sempre e comunque, in ogni situazione e contesto, al fine di consentire alla persona di svilupparsi, maturare e diventare autonoma e responsabile; tuttavia il servizio di “istruzione a domicilio o domiciliare” diventa una prassi abituale a partire dai primi anni successivi al 2000, quale conseguenza della riduzione delle degenze ospedaliere, prevista dal Piano Sanitario Nazionale.

Due sono le condizioni da cui scaturisce la nuova offerta formativa:

  • La considerazione dell’opportunità di non interrompere il rapporto educativo, anche in situazione di malattia, nella consapevolezza che tale intervento sia di grande supporto psicologico nell’affrontare un evento così destabilizzante;

  • I ricoveri ospedalieri sempre più brevi, anche per i minori colpiti da gravi patologie, rendono necessari protocolli di cura a domicilio, che impediscono, in ogni caso, la frequenza scolastica.

L’istruzione a domicilio è un intervento importante ma temporaneo e limitato nel tempo, come viene sottolineato nel «Vademecum per l’istruzione domiciliare» del 2003.

La scuola, come è noto,  è una comunità educante e – come si legge nelle Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola per l’infanzia e il 1° ciclo d’istruzione, 2007 – è «luogo di incontro e di crescita di persone in quanto genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi».

Di conseguenza, essa è il luogo naturale in cui ogni soggetto cresce, si sviluppa, apprende, matura e si integra, grazie alla mediazione del docente, ma anche grazie all’interazione con gli altri, adulti e minori. È questo un passaggio fondamentale del processo di apprendimento e di educazione.


La mission principale della scuola è quella di favorire, garantire e sostenere lo sviluppo della persona in termini di benessere personale. Conseguire il  benessere della persona significa saper coniugare due diritti inviolabili, la salute e l’istruzione, che non possono non svilupparsi insieme e coerentemente.


Se, però, tale contesto non può essere garantito, è chiaro la scuola debba modificare il suo modello per renderlo fruibile anche in una situazione differente, ma soprattutto per renderlo efficace e replicabile.

A partire dal 2003, in maniera sistematica, il MIUR rivolge la propria attenzione al numero ogni anno crescente dei minori che, dopo l’ospedalizzazione, rimangono a casa anche per lunghi periodi, superiori a 30 giorni, per proseguire le cure avviate in ospedale.

Il servizio di istruzione domiciliare viene attivato, sulla base di una certificazione del medico ospedaliero attestante la necessità di cure a domicilio e la loro durata da parte del bambino/ragazzo.

Quindi, una volta valutato il rischio effettivo di perdere l’anno scolastico, il servizio di ID si avvia su tutto il territorio nazionale, con risorse finanziarie prima modeste e via via più consistenti.

Le scuole cosiddette “normali”, cioè che nulla hanno a che vedere con le sezioni ospedaliere, conoscono questa nuova realtà e nuova frontiera dell’insegnamento, che pone molti interrogativi ai docenti su quale possa essere il  modello efficace di insegnamento a domicilio, in uno spazio/ luogo completamente differenti dalla classe che tutti conosciamo.

Il docente che si reca a domicilio offre la sua professionalità in un luogo «diverso», non ha di fronte la classe, ma un solo studente, che deve saper stimolare e coinvolgere attraverso:

  1. la flessibilità organizzativa e didattica;
  2. la personalizzazione,
  3. le tecnologie più avanzate, che possono offrire un grande supporto.